
La questione “affitti brevi” rende ancora più calda l’estate 2024. E in seguito alla pronuncia del TAR della Toscana sulla delibera del Comune di Firenze, in merito all’introduzione del divieto dell’uso per residenza temporanea e delle locazioni turistiche all’interno del nucleo storico UNESCO della città, Cgil e Sunia si fanno sentire.
“Sul fenomeno degli affitti brevi e delle locazioni turistiche nelle città – si legge in una nota congiunta di Cgil e Sunia diffusa alle redazioni – è preoccupante l’assenza di misure organiche da parte del Governo in grado di limitare e circoscrivere una modalità di utilizzo del patrimonio immobiliare, conferendo poteri ai Comuni che oggi dispongono di pochissimi strumenti per una corretta regolamentazione su un uso virtuoso e tollerabile degli immobili”.
“Questo – prosegue la nota – anche in relazione alle criticità del settore abitativo, a un’emergenza che raggiunge livelli preoccupanti, mentre il mercato assume la locazione breve come un’utile scorciatoia per un aumento a dismisura dei canoni”.
Una lunga nota che si conclude con la richiesta di “soluzioni che diano risposte concrete al disagio abitativo, a partire da investimenti adeguati nell’edilizia residenziale pubblica. Al contrario, l’assenza di regole, limiti e compatibilità rischia di ‘drogare’ ulteriormente un mercato della locazione in forte crisi per mancanza di riposte alla necessità di alloggi a canone concordato compatibile con i redditi, su cui andrebbero concentrate ed aumentate le agevolazioni fiscali e gli incentivi”.
Una nota a cui è seguita la ferma replica del ministro del Turismo Daniela Santanché.
“Siamo alle solite – afferma – Per anni, ha governato il PD, pur non vincendo mai le elezioni, e non ha fatto nulla di tutto quello che oggi chiedono CGIL e associazioni varie riconducibili a una sinistra che, tra le altre cose, si è guardata bene dall’affrontare il tema degli affitti brevi. Il governo Meloni, invece, lo sta facendo mostrando grande attenzione. Ma forse a CGIL e SUNIA è sfuggito, troppo presi a far politica invece di risolvere problemi“.
“Per la prima volta – prosegue Santanchè – si è disciplinato il fenomeno per contrastare l’abusivismo, far emergere il sommerso e aumentare i requisiti di sicurezza degli appartamenti. A inizio giugno, è iniziata la fase sperimentale della riforma, ma entro quest’anno tutti gli immobili adibiti ad affitti brevi potranno essere commercializzati soltanto se muniti del Codice Identificativo Nazionale e se inseriti nella Banca Dati Strutture Ricettive del Ministero del Turismo. E abbiamo previsto un sistema di sanzioni, anche per le piattaforme online, proprio per controllare il fenomeno“.
“La riforma (affitti brevi ndr.) mira a tutelare la proprietà privata e il turista, da un lato, a contrastare la concorrenza sleale e l’abusivismo, dall’altro. Gli operatori del comparto hanno immediatamente compreso l’importanza di questa iniziativa, tanto che ad oggi abbiamo superato quota 10 mila CIN emessi nelle sette Regioni capofila nella sperimentazione, che sono peraltro da sommare ai Codici Identificativi Regionali che si stanno convertendo in CIN. Diversamente da chi, per disattenzione o malafede, pensa soltanto a criticare, gli italiani premiano, ancora una volta, il buon governo che favorisce regole chiare e condivise e sta davvero dalla loro parte”.