Biagio Senia: 84 giorni in Asia tra viaggio low budget e solidarietà

Biagio Senia, «Biagiuzzo» sui social, è tra i travel blogger emergenti; sebbene lui sia ben altro e molto di più. L’ultimo progetto, ancora in corso, lo ha portato a fare il giro dell’Asia in 84 giorni dovendo centellinare il budget a disposizione, ma non per questo risparmiando su destinazioni e tour alla scoperta di panorami e destinazioni uniche. Affascinati dalla sua sensibilità, dal suo diario di viaggio, dal suo modo di approcciarsi ai territori e alle persone che lo popolano, ha accettato di raccontarsi su valigiamo.it.

Come nasce il progetto “In giro per l’Asia per 84 giorni?

Il progetto degli 84 giorni in Asia nasce da un’esperienza in Kenya, un viaggio di volontariato che sarebbe dovuto durare 64 giorni, ma che ho dovuto prolungare perché, grazie a una raccolta fondi, ho potuto sistemare il tetto di una casa famiglia, donare un pozzo e fare tante altre cose. Purtroppo, allo scadere dei miei 64 giorni, alcuni lavori non erano ancora stati terminati e, visto che mi ero preso la responsabilità di gestire quasi 24 mila euro (soldi donati dai miei followers in pochissimi giorni), ho deciso di prolungare il viaggio fino a quando non fossero conclusi tutti i lavori. E così sono arrivato a 84 giorni. Giorni strepitosi. Così come quelli che trascorrerò in giro per l’Asia.

Hai fatto numerosi viaggi prima di questo e l’evoluzione, in termini di comunicazione, è evidente. Non è da tutti raccontarsi in modo semplice e schietto: come ci sei riuscito?

Guarda, non ti nego che iniziare è stato davvero difficile. Anche perché all’inizio non hai nessuno che ti segue e cercare di comunicare tramite un cellulare è davvero complicato e a tratti anche imbarazzante. In realtà io non ho un format “mio”, ma mi piace parlare come se fossi in piazza, tra amici. E questo forse piace a molti.

Da volontario in Kenya e in Cambogia a content creator/influencer di viaggio. Quale delle due dimensioni senti più tua?

Entrambe! Perché grazie ai social ho davvero potuto aiutare in modo concreto diverse persone. In Cambogia ho raccolto 4.500 euro in un paio d’ore e ho dovuto chiudere la raccolta perché non volevo avere la responsabilità di troppi soldi. Ero sicuro che con quella cifra avrei potuto completare i lavori di ristrutturazione e comprare tutto il materiale scolastico. Non solo: ce l’ho fatta e, prima di partire, ho visto che mi erano avanzati dei soldi, così ho deciso di andare in un villaggio e donare un anno di retta scolastica, comprensiva di trasporti, a quattro bambine. Sono felicissime adesso, e io più di loro. E se questo è potuto succede è sicuramente anche grazie ai social.

La percezione che si ha guardando i tuoi contenuti è che tu abbia già fatto una selezione anche degli ipotetici sponsor che, vista la tua popolarità crescente sul web, si stanno avvicinando proponendoti i loro brand. È così?

Sì, ho avuto diverse occasioni. Ho ricevuto varie e-mail con proposte scioccanti. Uno voleva offrirmi 500 euro per pubblicizzare un orologio: bastava fare un video di un solo minuto. Ho rifiutato perché non è questo che voglio offrire ai miei followers. Un altro voleva che mettessi il logo della loro azienda, che si occupa di trading, sulle mie divise da viaggio e mi ha offerto 2.000 euro. È una bella cifra, ma ho rifiutato anche questa. Io vedo i miei followers come amici, perché loro mi trattano come tale. E immagina me proporre questa azienda quando sono proprio loro ad avermi aiutato a realizzare opere di bene in giro per il mondo. No, l’ho trovato davvero di cattivo gusto.

Qual è il tuo obiettivo? Vivere dell’attività di content creator? Hai già un team che ti segue?

In realtà mi piacerebbe lavorare con il turismo, ma sono davvero molto indeciso se iniziare con i viaggi di gruppo o dedicarmi alla mia bella Sicilia, organizzando tour e valorizzando ancora di più una regione che purtroppo è trattata male.

Hai mai pensato di scrivere una guida dopo questi 84 giorni di viaggio e dopo quelli precedenti?

Sì, in realtà sono stato contattato anche da alcune case editrici per scrivere un libro, ma ho rifiutato perché non saprei nemmeno da dove iniziare. Ahimè, non sono un grandissimo lettore.

Come si fa a viaggiare in economia? È la destinazione che lo rende possibile?

Ogni città del mondo può essere “cheap” così come può diventare “super expensive”. Io, ad esempio, sono un fan degli ostelli: questo mi permette di risparmiare davvero tanto. Inoltre cerco di camminare parecchio durante i miei viaggi, evitando di prendere mezzi o taxi, e anche questo aiuta a risparmiare. E poi, vuoi mettere camminare per una città nuova? Quante belle caffetterie e murales si possono trovare!

Qual è il viaggio che ti ha lasciato il segno e perché?

L’Australia. L’Australia mi è rimasta nel cuore. È incredibile quello che è successo nella terra dei canguri. Era sempre stato il mio sogno andarci, così ho fatto richiesta per il Working Holiday Visa (WHV), un visto che ti permette di lavorare in Australia per un anno. Ho lavorato come cameriere e come fattorino, consegnando cibo in giro per Sydney. Questo lavoro mi ha affascinato parecchio: conosco Sydney come le mie tasche grazie a quell’esperienza. Dopo aver lavorato per due mesi come un dannato, ho preso un van con un materasso dietro e ho iniziato a viaggiare l’Australia in solitaria, senza mete, perdendomi tra paesi e fattorie. Ero felicissimo. A volte piangevo mentre guidavo, perché stavo realizzando un sogno. Fino a quando, durante quel viaggio, ho scoperto di avere un cancro di 7 cm. Mi è crollato il mondo addosso. Il mio sogno era stato infranto. Ero triste e molto preoccupato. Sono tornato subito in Italia, ho fatto un’operazione, la chemioterapia, ho perso i capelli, ma non la vita. Dopo diverse visite, il medico mi ha detto che i controlli successivi sarebbero stati dopo quattro mesi. Il giorno dopo sono ripartito per l’Australia. Ho noleggiato lo stesso van e ho ricominciato il mio viaggio da dove lo avevo interrotto. Dopo tre mesi di viaggio in tutta l’Australia, sono tornato in Italia, pronto per i controlli.

Hai mai avuto paura durante i tuoi viaggi? Se sì, di cosa?

Sì, nel mio primo viaggio in solitaria, in Namibia. Ero partito da Londra, passando da Dubai e dal Sudafrica. Sono arrivato in Namibia verso le 3 del mattino e avevo prenotato un taxi: un tizio con un cartello sbiadito con scritto “Mister Senia”. Mi accompagna fuori e salgo su una Ford Escort del 1988. Era tarda notte ed ero stanchissimo. A un certo punto l’autista mi dice che sarebbe passato da un suo amico perché doveva dargli un passaggio. Non me lo ha chiesto: era un’affermazione. Dalla strada principale, con i lampioni, iniziamo a entrare in strade buie e senza asfalto. Intorno a me solo buio e qualche ombra di albero. Rumori strani, animali. Erano le 4 del mattino ed ero nel mezzo del nulla, in Namibia, con persone che non conoscevo. Arriviamo davanti a un casolare vecchio, senza luce. Un uomo si avvicina ed entra in macchina. Io ero dietro, loro davanti. Iniziano a parlare nella loro lingua. Non avevo campo. Ero molto preoccupato. Dopo qualche minuto iniziamo a vedere dei lampioni. Non pensavo si potesse essere felici per così poco. A un certo punto l’uomo che era salito in macchina si gira e mi dice: “Lo so che sei preoccupato, stai tranquillo, sono un poliziotto”. Io dubitavo parecchio. L’autista mi chiede se avessi dollari namibiani per pagare il taxi. Gli rispondo di no, perché arrivavo dal Sudafrica. Mi accompagnano a un ATM: erano le 5 del mattino. Scendo dall’auto, vado a prelevare, ritiro la carta e mi giro… mi ritrovo accerchiato da ragazzini pronti a derubarmi. Stavo quasi piangendo, ero stanchissimo e stava succedendo di tutto.
Sai com’è finita? Il “poliziotto” è sceso dall’auto e li ha fatti scappare.
Sono rimasto in Namibia tre mesi.

Parliamo della tua Sicilia: consigliaci cinque destinazioni imperdibili, non necessariamente quelle più conosciute. La città in cui vivi merita una deviazione? Cosa ha di bello?

Ho girato parte del mondo, ma nonostante tutto resto abbastanza patriota. Sono felice di essere italiano, ma soprattutto fiero di essere siciliano.
Il mio paesino si chiama Acate e conta quasi 10 mila abitanti. È molto carino: ha diverse chiese secolari, un ex convento dei Cappuccini e il Castello dei Principi di Biscari, dove durante l’anno si svolgono diversi eventi e spettacoli, creando un’atmosfera unica.

Ho portato diversi amici dall’estero ad Acate ed è piaciuta molto anche a loro. Purtroppo, però, non è ancora pronta per il turismo: mancano attività fondamentali in grado di offrire servizi ai visitatori, come ristoranti o enoteche.

Nonostante questo, sono fiducioso nella nuova generazione: credo che con un po’ di coraggio e la loro voglia di fare si possa davvero cambiare qualcosa.

Chiaramonte è uno dei miei borghi preferiti in Sicilia.

Un posto dove dormire e uno dove mangiare “da locali” nella tua città? Serve l’auto? Il trasporto pubblico è efficiente? È una città sicura?

Nulla di tutto questo è possibile. Non ci sono ristoranti, non ci sono alberghi e non ci sono mezzi pubblici.

È una città sicura? No. Oggi l’Italia non è più un Paese sicuro.

Quali piatti tradizionali siciliani un turista dovrebbe assolutamente assaggiare?

Un turista dovrebbe essere ospitato a casa di una nonna italiana la domenica a pranzo: vinello, dialetto, lasagna incandescente e tanto affetto. Diverse volte sono venuti amici stranieri ad Acate e mi piace fare vivere loro esperienze locali, come portarli a mangiare la ricotta calda alle 6 del mattino oppure dal fornaio per vedere come si fa il pane, le focacce o le arancine.

Cosa pensi del turismo italiano?

Se penso a chi lo gestisce, mi viene da piangere.

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