
Nella Giornata nazionale del dialetto e delle lingue locali, che ogni anno si celebra il 17 gennaio per promuovere i dialetti come valore fondamentale dell’identità culturale italiana, valigiamo.it incontra Valeria Blanco, giornalista. Nella vita professionale di tutti i giorni si occupa di attualità, ambiente, economia, cultura e spettacoli, ma è anche appassionata di storie che esplorano l’identità territoriale. Ed è dalla sua passione per il territorio che nasce il CalenDialetto. Un calendario che, in pochi mesi, è diventato un oggetto di culto. Un must che celebra i detti popolari della terra de “Lu sule, lu mare e lu ientu”, il Salento. Un souvenir per i turisti e un concentrato di saggezza popolare a disposizione di tutti.

Un calendario con modi di dire salentini perché?
Il progetto è condiviso con mia madre, Gabriella Vantaggio, un’appassionata di dialetto che scrive poesie in vernacolo riscuotendo un bel successo. Negli anni, ha raccolto più di 600 proverbi e modi di dire con l’idea di pubblicarne una raccolta. L’anno scorso, sull’onda del successo dei calendari filosofici e letterari, abbiamo pensato di offrire questo piccolo patrimonio sotto forma di “pillole di saggezza” giornaliere. Avevamo già la base dei proverbi, abbiamo lavorato sulla grafica e a novembre (con grande ritardo) è nato il CalenDialetto.

Che rapporto hai con il dialetto e quali credi sia quello delle nuove generazioni?
Non parlo abitualmente in dialetto e ci sono tanti termini che non conoscevo prima di imbattermi in questa avventura. Rappresento una generazione “di mezzo”, che parla un dialetto già molto mescolato con l’italiano e vedo che nelle generazioni più giovani il legame con il dialetto si va sempre più ad affievolire. Lavorare sul CalenDialetto mi ha permesso di scoprire frasi o modi di dire intraducibili, che descrivono perfettamente stati d’animo o esternazioni che non hanno pari in italiano. Ho scoperto una saggezza popolare che, sorprendentemente, è ancora molto attuale. Mia madre, invece, ha un vero e proprio culto per il dialetto: scrive in vernacolo proprio perché non vadano perduti vocaboli e termini, spesso anche legati a pratiche agricole o al mondo della cucina, che stanno scomparendo di pari passo alla scomparsa di quei mestieri o delle tradizioni culinarie e delle ricette dei nonni.
Ci sono modi di dire prioritari tra i tanti che hai selezionato?
Ce ne sono tanti, i miei preferiti sono quelli che fanno sorridere con sottile ironia. Un esempio: “Lu tiempu passa e la fava se coce”, che letteralmente signifca: “Il tempo passa e la fava si cuoce”, racchiude un mondo. Indica il karma, suggerisce che ci vuole pazienza per ottenere i risultati sperati o magari una “vendetta”. E’ un po’ come quel detto che suggerisce di sedersi sulla riva del fiume per vedere, prima o poi, passare il cadavere del nemico. Pubblico ogni giorno il proverbio sul profilo Instagram del CalenDialetto e dal numero di like e commenti intuisco il maggiore o minore gradimento: è un bell’osservatorio sul mondo.
I detti contengono perle di saggezza. L’abbinamento ai giorni e ai mesi è stato casuale o c’è stato uno studio a monte?
Ho cercato di abbinare alcuni proverbi alle festività o a particolari ricorrenze. Molti proverbi riguardano ad esempio i santi e il meteo. Un esempio: “Ci chiove te santa Bibiana chiove nu mese e na settimana” (Se piove a Santa Bibiana – 2 dicembre – piove per un mese e una settimana). Ho abbinato alcuni proverbi con le stagioni: “Quandu rria l’ua e la fica lu malone va se mpica” (Quando arrivano l’uva e i fichi l’anguria s’impicca) si trova alla fine di agosto. In molti altri casi, l’abbinamento è stato casuale.
Quanto hai dovuto lavorare per realizzarlo e quale è stato il feedback?
Il lavoro è stato tanto. Lo avevo sottovalutato e infatti quest’anno il CalenDialetto è stato pronto solo alla fine di novembre: troppo tardi. Pensati per una distribuzione tra amici e parenti, sono invece piaciuti così tanto che mi stanno ancora scrivendo dall’Italia e dall’estero per averli. Siamo già alla terza ristampa e attraverso Vinted li stiamo spedendo ovunque.

Ci sarà una seconda edizione?
Ci sarà certamente una nuova edizione, con nuovi proverbi, a cui sto già lavorando (questa volta per tempo). Molte aziende di prodotti locali locali si sono offerte di contribuire al progetto, quindi il prossimo anno stamperemo molte più copie e avremo una distribuzione capillare in esercizi selezionati.
Cosa ci consigli di visitare del tuo Salento, quali i piatti tipici imperdibili e dove trovarli?
Consiglio di visitare i borghi meno conosciuti e preferibilmente fuori dalla stagione turistica – Soleto, Parabita, Melpignano -, consiglio di entrare nei bar delle piazze, quelli vintage senza volerlo, dove c’è sempre da scoprire un dolce tipico solo di quel paese, un’usanza, un modo di dire. Il mio posto del cuore è Porto Badisco, con la sua vista sul mare e il mitico Bar da Carlo, dove l’aperitivo è ancora a base di provola e mortadella. Da buona forchetta, avrei una lista infinita di piatti tipici: la pitta di patate, la mia preferita al ristorante “Le Macare” di Alezio; gli spiedini di baccala alla Taverna del Porto di Tricase; le fave e cicorie da Mezzo Quinto o al Joyce di Lecce, i lampascioni fritti da “Nonno Pici” a Vernole, le polpette al sugo (che si pagano a pezzo) nella storica trattoria “Angiulinu” di Lecce. E tanto, tanto, altro: da assaggiare il rustico e il caffè in ghiaccio (non chiamatelo leccese, per carità) in qualunque bar.
Il CalenDialetto è andato a ruba. Sono ora in corso ristampe su prenotazione contattando la pagina Instagram “CalenDialetto”.