Ciclone Harry, devastate le coste di Sicilia, Sardegna e Calabria

Il ciclone Harry ha lasciato un segno profondo lungo la costa jonica siciliana, e non solo, ridisegnando in poche ore tratti di litorale e infrastrutture strategiche per l’economia locale. Le mareggiate eccezionali hanno colpito duramente comuni come Taormina, Giardini Naxos, Letojanni, Santa Teresa di Riva e Furci Siculo, causando danni estesi a stabilimenti balneari, lungomari, reti di servizi e attività commerciali legate al turismo. Proprietari e gestori dei lidi, dei B&B, delle case vacanza, degli hotel e di tutte le strutture destinate all’accoglienza turistica sono preoccupati che salti la prossima stagione.

«Il maltempo ci ha messo in ginocchio – dice la proprietaria di un alloggio turistico che ricade nell’area Naxos Taormina che chiede l’anonimato – e la cosa che più ci preoccupa è che siamo isolati. Qui siamo ripiombati nel silenzio dei tempi del Covid».

Le amministrazioni locali parlano di uno scenario senza precedenti per intensità e impatto. Pur in assenza di vittime, grazie al tempestivo intervento della Protezione civile, il bilancio economico e sociale è pesante: abitazioni allagate, servizi essenziali interrotti, impianti di sollevamento e collettori fognari compromessi, con conseguenze immediate sulla vivibilità dei centri costieri e sulla programmazione della stagione turistica.

I sindaci del comprensorio jonico hanno chiesto con forza la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale, ritenuta indispensabile non solo per lo stanziamento di risorse, ma soprattutto per l’attivazione di procedure straordinarie che consentano di accelerare gli interventi di messa in sicurezza e ricostruzione. Secondo quanto riferito dagli enti locali, ritardi burocratici accumulati negli anni avrebbero aggravato l’esposizione del territorio a eventi meteorologici sempre più frequenti e intensi.

Il danno non riguarda esclusivamente il patrimonio naturale e urbano, ma investe l’intero sistema turistico dell’area Naxos-Taormina, uno dei motori economici della Sicilia. Comuni rimasti isolati e senza luce per più di 24 ore. Diverse strutture balneari e ricettive, inoltre, risultano gravemente danneggiate e alcune potrebbero non riaprire in tempi brevi, con ricadute dirette su occupazione e indotto.

L’emergenza, tuttavia, non è circoscritta alla Sicilia. Danni ingenti causati dallo stesso sistema perturbato si sono verificati anche in Sardegna, dove a Cagliari è sparita la spiaggia del Poetto ed è crollata una parte della statale 195 con evacuazioni di numerose case a Capoterra e in mare che ha raggiunto l’interno delle abitaziuoni, e in tante altre, e in Calabria, con mareggiate, allagamenti e criticità lungo le coste e nelle zone più esposte.

L’evento, quindi, riaccende il dibattito sulla necessità di una strategia strutturale di adattamento ai cambiamenti climatici, capace di coniugare tutela ambientale, sicurezza delle comunità costiere e salvaguardia del turismo, risorsa chiave per molte regioni del Sud Italia. Ma soprattutto interventi urgenti perché i comuni costieri a vocazione turistica possano tornare a essere accoglienti quanto prima.

«Fate presto», l’appello degli operatori turistici di Sicilia, Sardegna e Calabria al governo.

Foto di copertina da alcune storie su Facebook divenute virali relativa ai danni in Sicilia