
La conta dei danni in Sicilia è drammatica. Il passaggio del ciclone Harry ha colpito duramente l’Isola, interessando coste, centri abitati e infrastrutture strategiche, lasciando dietro di sé danni ingenti e una rinnovata consapevolezza della fragilità del territorio. Un fenomeno che conferma come il cambiamento climatico stia accelerando l’intensità e la frequenza di eventi meteo sempre più distruttivi, imponendo una riflessione urgente su prevenzione, pianificazione e sicurezza.
La Consulta degli Ordini degli Ingegneri di Sicilia ha espresso solidarietà alle province più colpite, sottolineando al contempo l’immediato impegno dei professionisti tecnici chiamati a operare nelle fasi più delicate dell’emergenza. «Viviamo in un’Isola che continua a fare la conta di ingenti danni infrastrutturali – afferma Fabio Corvo, presidente della Consulta regionale – molti ingegneri sono già operativi per il ripristino dei servizi essenziali, dei sistemi di mobilità e per la valutazione della sicurezza di strutture pubbliche e private colpite dal ciclone Harry».
Un elemento decisivo, in un contesto così critico, è stato il coordinamento istituzionale. Grazie alla gestione delle allerte da parte della Protezione Civile regionale, guidata da Salvo Cocina, e alle scelte adottate dai sindaci siciliani nei momenti più intensi dell’emergenza, non si registrano vittime. «Ora – prosegue Corvo – l’impegno è nella ricostruzione. Un lavoro complesso che coinvolge centinaia di professionisti e che deve necessariamente tenere conto del rischio idrogeologico e dell’erosione costiera. Dove erano già presenti sistemi di mitigazione, i danni sono stati sensibilmente inferiori».
Il ciclone Harry rappresenta dunque un monito. La messa in sicurezza del territorio passa attraverso una programmazione prudente, strumenti urbanistici aggiornati e una pianificazione capace di anticipare il rischio. «È urgente intervenire nei comuni con piani urbanistici obsoleti – conclude Corvo – senza disperdere la percezione del pericolo. Ricostruire significa tutelare l’Isola, i suoi abitanti e la sua economia. La prevenzione che possiamo attuare oggi sarà sempre meno onerosa dei danni che potremmo subire domani».
E se la Sicilia è chiamata a trasformare l’emergenza in responsabilità collettiva, nei piccoli comuni costieri c’è chi ha perso la casa e le attività commerciali spazzate via dal ciclone Harry. «Serve un intervento urgente del governo per la ricostruzione di ciò che è andato perduto», dicono residenti e commercianti dei comuni costieri.
Intanto, lunedì si riunirà il Consiglio dei ministri che avrà, all’ordine del giorno, la dichiarazione dello stato di emergenza nei territori colpiti dal ciclone. Una terra martoriata da una calamità naturale senza precedenti che ora ha bisogno non solo di fondi per la ricostruzione di ciò che è stato distrutto, di rendere quanto più snello l’iter per velocizzare gli appalti, ma anche di tante braccia per salvare l’economia del territorio e la stagione turistica.
La foto di copertina, di autore sconosciuto, è tra le tante diventate virali sul web