Con “Errare è umano”, Bari riscopre l’artista Biagio Caldarelli

La Pinacoteca Metropolitana “Corrado Giaquinto” di Bari riscopre, dopo 27 anni dalla sua morte, l’artista Biagio Caldarelli in una grande esposizione: “Errare è umano”, visitabile dal 2 ottobre che valigiamo.it vi mostra in anteprima.

Nella sua intensa carriera, interrotta da una morte prematura a soli 47anni, l’artista pugliese ha fatto dell’esplorazione una vera e propria cifra espressiva, attraversando la storia dell’arte senza porsi limiti e muovendosi tra epoche e stili differenti.

Ha accolto suggestioni e influenze trasformandole attraverso uno sguardo personale, libero e visionario. Da qui il titolo “Errare è umano”, tratto da una sua opera ed emblematico di una condizione intellettuale ed esistenziale, concettuale e poetica, sempre volta alla conoscenza, alla ricerca e alla contaminazione, con uno spirito aperto anche all’ironia, al gioco e alla meraviglia.

“Sulla tela si materializza qualcosa che, prima dei miei occhi, la mia mente ha già visto e immaginato – così parlava Caldarelli della sua arte – mi affascinano le mappe geografiche, le carte nautiche, le tavole di astronomia … sfoglio … trovo riproduzioni molto interessanti d’arte classica e mitologica. Non pongo alcun limite alla costruzione di un lavoro. Se un elemento mi colpisce io lo filtro, lo scompongo, lo ricompongo, lo reinvento secondo il mio modo di vedere e lavorare”.

Una produzione autentica, la mostra, curata da Paola Marino, frutto di un lungo lavoro di ricerca che consiglia di vivere e attraversare senza fretta per scoprire un sapiente artista, ingiustamente messo in ombra dalla storia: “L’articolato universo di Caldarelli è fatto di figurazione e astrazione, doppi sensi, giochi di parole, enigmi, geografie da esplorare, costellazioni, figure e teorie. Un invito a “Errare”, come suggerisce l’artista nel titolo di una sua opera”.

L’esposizione

L’esposizione propone oltre 160 opere e si sviluppa tra il Salone del Colonnato del Palazzo della Città Metropolitana e la Pinacoteca “Corrado Giaquinto”.

Una retrospettiva attesa da oltre vent’anni, che segna un passo importante di un artista che merita ancora studio, approfondimento e nuova visibilità nella storia dell’arte italiana del Novecento.

Inoltre, arriva in una Pinacoteca che oggi è finalmente climatizzata e dotata di un impianto di videosorveglianza di ultima generazione. E proprio in questi giorni si sta completando l’allestimento della terrazza interna, ai piedi della Torre dell’Orologio. Un ulteriore spazio che potrà arricchire l’esperienza dei visitatori e la vita culturale del museo.

“Questa mostra nasce dall’energia e dalla partecipazione di una comunità – ha sottolineato la consigliera metropolitana Micaela Paparella – per realizzarla è stato necessario mettere insieme persone, competenze, sensibilità e storie diverse: collezionisti, artisti, fotografi, musicisti, videomaker e tanti amici di Biagio che hanno scelto di mettere a disposizione opere, immagini, materiali e testimonianze. C’è poi un gesto che vorrei sottolineare e che per me ha un significato davvero speciale. Al termine della mostra, sua figlia Gilda e la sua famiglia doneranno alla Pinacoteca l’opera “Figure”, del 1989, oggi esposta. È un dono che va oltre il valore dell’opera stessa: significa lasciare Biagio alla sua città, consegnarlo alla memoria pubblica e permettere che il suo lavoro continui a essere conosciuto e studiato dalle generazioni future”.

La mostra testimonia anche il rapporto che Caldarelli aveva con altri artisti che lo hanno affiancato, o solo ispirato. Accostamenti inediti nel percorso espositivo con opere di: Marcel Duchamp, Sol LeWitt, Pino Pascali e Alberto Savinio.

Il legame umano e non solo artistico con Alighiero Boetti, che lo invitò a realizzare il progetto “Alighiero Boetti / Biagio Caldarelli – 16 Accordi a tre mani”, prodotto e presentato a Bari nel 1992, insieme ad opere di Boetti provenienti da collezioni private.

Una sezione speciale è dedicata al suo incontro ideale con il grande pittore pugliese dell’Ottocento: Francesco Netti. Insieme, legati dalla fascinazione per il celebre fregio della “Tomba delle Danzatrici”, del IV – V secolo a.C., proveniente dalla necropoli peuceta di Ruvo di Puglia e custodito al Museo Archeologico di Napoli. Il fregio ha dato vita in Netti al ciclo pittorico del “Coro greco”, di cui sono esposte importanti opere, e in Caldarelli alla significativa serie delle “Teorie”.

Un ulteriore cortocircuito storico si è attivato con il celebre dipinto di Giovanni Bellini: San Pietro Martire, della fine del XV secolo, conservato nella collezione della Pinacoteca.

Biagio Caldarelli era un uomo silenzioso. Inafferrabile. Sempre con un libro sotto il braccio. Lo ricordano, così, il sindaco di Bari Vito Leccese e la gallerista Valentina Bonomo.

“Con la mostra “Errare è umano” rendiamo il doveroso e meritato omaggio a un talento straordinario della nostra terra – ha detto il sindaco di Bari Vito Leccese – una grande operazione culturale che non soltanto restituisce alla comunità la cifra visionaria di un artista capace di dialogare a testa alta con i grandi maestri della scena internazionale, ma che richiama anche il ruolo fondamentale della storica Galleria di Marilena Bonomo: un luogo simbolo per Bari, grazie al quale Caldarelli ha intessuto relazioni artistiche decisive ed è entrato in contatto con maestri del calibro di Sol LeWitt e Alighiero Boetti”

L’avventura artistica di Caldarelli, infatti, prende forma anche attraverso l’incontro diretto con artisti di diverse generazioni nella galleria di Marilena Bonomo di Bari che lo ricorda come una presenza preziosa e costante fin dalla sua prima esposizione personale nel 1980.

“Biagio non era soltanto uno degli artisti nei quali credavamo maggiormente, ma nel tempo era diventato una presenza importante per tutti noi della galleria, per me, Marilena e Silvana, che seguiva in particolare il lavoro dei giovani artisti – ha detto Valentina Bonomo – era un amico, un consigliere e un punto di riferimento anche per i tanti maestri che sono passati dalla galleria. La sua curiosità, la sua sensibilità e la sua capacità di osservazione gli permettevano di instaurare rapporti profondi con gli artisti e con chiunque avesse la fortuna di incontrarlo. Questa mostra è la realizzazione di un sogno al quale ho pensato per molti anni perché come diceva Marilena: Biagio ci ha dato molto di più di quanto abbia preso da noi”.