Eleonora Vallone, a Bari per il Fuori Bif&st

Se le vestali, nell’antica Roma, erano le sacerdotesse custodi del fuoco sacro Eleonora Vallone,
per estro e per necessità fattasi virtù, è considerata a pieno titolo ‘Principessa delle Naiadi’ e
oracolo irrequieto dell’elemento acqua e delle sue proprietà terapeutiche.

Figlia d’arte, nata sotto il segno dell’Aquario – proprio come suo padre, Raf Vallone, indimenticato
e amato attore di primo piano del cinema e del teatro italiani – ha segnato il suo percorso artistico
come pittrice, attrice di cinema, di teatro e di televisione. Autrice di testi musicali, giornalista,
collaboratrice di quotidiani e settimanali di attualità, è stata pioniera e insegnante della ginnastica
in acqua e ha fondato la prima scuola in Italia per istruttori di acqua-gym, brevettando anche il
metodo GymNuoto e GymSwim.

Le è capitato di condurre anche il Festival di Sanremo 1981 assieme a Claudio Cecchetto e Nilla
Pizzi. Ideatrice della moda salutistica in neoprene con marchio EV, ha dato vita al primo Festival
Cinematografico dedicato all’Acqua e all’Ambiente: l’AquaFilmFestival, di cui è direttrice artistica.

Coerente con la sua vocazione ‘liquida’, Eleonora Vallone è stata ospite al FUORI BIF&ST 2026 di
Spazio Art d’Or, presieduto dalla designer di gioielli e creatrice di moda Marina Corazziari,
arrivando a Bari nelle due giornate di pioggia più torrenziali, per presentare il suo libro
autobiografico “Quante vite per una? – Le mie sette vite”, Castelvecchi Editore.

Un viaggio nel tempo, protagonista nella Casa del Mutilato a Bari, arricchito da una mostra d’arte contemporanea con lavori di Guido Corazziari, e dalla musica del duo jazz Serena Grittani, voce, e Paolo Magno, alla chitarra.

L’occasione per rivivere, attraverso le pagine di un libro intrigante e ricco di inediti, le vite di una
sorta di Araba Fenice, che dà vita a uno strip letterario raccontando e facendo scorrere – nello
sfogliare delle pagine – emozioni, imbarazzi, pudori ed esuberanze, ma anche conflitti, rivalità,
amori e tragedie, così come delusioni, rivincite, soddisfazioni e rinascita grazie anche alla vitalità di
un elemento naturale e primordiale come l’acqua.

Dall’infanzia speciale, protetta e accompagnata da un padre esigente e colto – due lauree (Filosofia
e Giurisprudenza) conseguite all’Università di Torino alla corte di Luigi Einaudi e Leone Ginzburg,
ma anche calciatore in prima squadra granata, giornalista dell’Unità e La Stampa e, infine, mostro
sacro del palcoscenico – al non facile riscatto dallo stigma indelebile della “figlia di…”.

Dal fardello ingombrante e responsabile di una bellezza esuberante agli stimoli incontenibili – prima
giovanili e poi maturi – di declinare la libertà con scelte coraggiose, talvolta temerarie e altre
disinvolte, ma sempre proiettate in un contesto innovativo e tipicamente femminile.
Una libertà – definita da Oriana Fallaci l’unica parola senza aggettivi – che troverà il modo di essere
vissuta totalmente quando incrocerà la velocità e il rombo dei motori: con la relazione sentimentale
vissuta in Ferrari con Didier Pironi e la frequentazione di due ‘mostri sacri’ come Gilles Villeneuve
e Enzo Ferrari (sarà la prima donna ad ottenere una sua intervista).

Fino al fatidico giorno di novembre 1984, in cui il celebre “Sguardo dal ponte” di paterna memoria
si tramutò in tragedia, con un “volo dal ponte”, sulla strada che da Roma va verso Fregene:
quando la spider – su cui viaggiava a tutta velocità – si schiantò, causando la morte del compagno,
Publio Scheggi, e provocandole una serie di fratture multiple oltre al coma che durò circa due
settimane.

Sprofondare nell’abisso di una drammatica catastrofe poteva segnare la fine, ma proprio
quell’apnea e quel silenzio ‘liquido’ dettero vita a una duplice ‘rinascita’: il recupero di un rapporto
alquanto compromesso con papà Raf e la determinazione a fare ‘di necessità virtù’, perché proprio
durante il lungo, articolato e delicato periodo di rieducazione fisioterapica Eleonora Vallone riuscirà
a trasformare un’attività fino ad allora percepita come ludica (la ginnastica acquatica) in una serie
di esercizi scientificamente testati e poi brevettati, per farne modello terapeutico oggi praticato nel
mondo intero.

“L’acqua ha una sua ‘legge di galleggiamento’ – ha sottolineato Eleonora Vallone – per questo
motivo, nel metodo del GymNuoto io ho voluto studiare attentamente i movimenti: si tratta di circa
2 mila esercizi che non si oppongono, ma assecondano il flusso e la densità dell’acqua, prestando
particolare attenzione alla respirazione e alla postura, cosa che gli altri non fanno. Inoltre, i miei
esercizi sono mirati alla cura e al benessere psicofisico, per ritrovare l’armonia e la forma fisica e,
contemporaneamente, distendere le tensioni”.

“In acqua – ha fatto notare a una sala attenta e conquistata dalla sua verve – avviene una vera e
propria rivoluzione: si è leggeri e si possono assumere tutte posizioni di cui il corpo non può
godere durante il giorno. Ne deriva, quindi, uno scarico di tensioni: esattamente il contrario di
quello che fa l’aerobica. Molti esercizi possono essere eseguiti in coppia, mentre dal ‘connubio’ tra
acqua, madre e donna è nata ‘Mamma Gym’, dedicata alle donne partorienti”. E se non bastasse,
dal silenzio in acqua, col tempo, è nato persino un modulo di vocalizzi sott’acqua, mirati a risolvere
problemi di gola o di voce.

Raf Vallone aveva coniato un appellativo per la sua figlia primogenita: ‘Gelsomino tiepido’. La
varietà di quel fiore, particolarmente profumato, con una grande resistenza alle avversità. Una
sorta di profezia, dato che questa pianta rampicante (stessa famiglia botanica dell’olivo) è robusta,
vigorosa e di facilissima coltivazione. E’ resistente al gelo e in primavera forma una massa di fiori
che durano per settimane, rilasciando una fragranza penetrante e incantevole. Sic transit gloria
mundi!
gelormini@gmail.com