Enoturismo in Italia, cresce il desiderio di vino e territori

La forte crescita e l’evoluzione dell’enoturismo in Italia coinvolge circa 18 milioni di italiani (+4,5 milioni rispetto al 2024), diventando un’esperienza complementare alle vacanze tradizionali (mare, natura, cultura) anziché solo un viaggio specialistico. È quanto emerge dal rapporto firmato da Roberta Garibaldi con Ascovilo e The Data Appeal Company,

Le destinazioni oggi più desiderate combinano l’accoppiata vincente “mare e succo d’uva”.  Spostandosi verso la costa, Cinque Terre e Salento guidano la classifica (20%), seguite da Chianti (19%), Costiera Amalfitana e Etna (18%).

Grande importanza è data al contesto nella scelta di meta e cantine. La bellezza del paesaggio rurale è importante (73-75%) e il rapporto qualità-prezzo (72-76%) superano definitivamente la notorietà dell’etichetta o la qualità del vino (60%).

La vicinanza geografica, come meta di prossimità, stimola inoltre un turismo di giornata composto da residenti, escursionisti e proprietari di seconde case.

Le experience

Come era prevedibile, visto il trend delle richieste del turismo estero, crescono le degustazioni (64%, +15% sul 2024) e le visite in cantina (46%, +14%). La presenza di ristorazione aziendale e menù gourmet trasforma la visita in un’esperienza prolungata.

Riscuotono successo i festival del vino (18%), le degustazioni al tramonto (16%) e le cene tra i filari (10%). Ma soltanto il 9% ha partecipato alla vendemmia turistica: il 72% dei visitatori non è disposto a spendere più di 40 euro per questa attività, evidenziando uno scostamento tra la complessità organizzativa e il valore percepito.

Desiderio vs. soddisfazione

Le mete costiere attirano la domanda (desiderio), ma le aree storiche più strutturate mantengono i punteggi di soddisfazione online (sentiment) più alti: Langhe-Barolo (89,7), Chianti (89,5) e Montalcino (89,3).

Inaspettata la misura degli ostacoli in fase di prenotazione: il 42% dei turisti riscontra difficoltà nel prenotare online e il 63% considera il prezzo elevato una barriera, seguito dalla mancanza di informazioni chiare (58%).

Quanto al valore economico generato, il turismo enogastronomico produce un valore aggiunto medio di 151,7 € per ogni presenza (contro i 128,2 € del turismo balneare, +18%).

Le aziende vitivinicole che investono in accoglienza e ristorazione registrano performance di fatturato e produttività nettamente superiori e una forte crescita. L’evoluzione dell’enoturismo in Italia coinvolge circa 18 milioni di italiani (+4,5 milioni rispetto al 2024), diventando un’esperienza complementare alle vacanze tradizionali (mare, natura, cultura) anziché solo un viaggio specialistico.

«Questi dati disegnano due mappe complementari: quella del desiderio, che nell’estate italiana guarda sempre più al mare, e quella della reputazione, ancora guidata dai territori che hanno costruito nel tempo un sistema enoturistico maturo. Non dobbiamo scegliere tra turismo balneare ed enoturismo: dobbiamo utilizzare il vino e la gastronomia per rendere la vacanza più ricca, distribuire i visitatori tra costa ed entroterra e aumentare il valore generato da ogni presenza», commenta Roberta Garibaldi, presidente dell’Associazione italiana turismo enogastronomico.

 «Il dato di agosto – conclude –  ci ricorda, però, che attrarre non basta. Occorrono servizi capaci di reggere i picchi, esperienze differenti, prezzi coerenti con la qualità offerta, informazioni chiare e prenotazioni semplici anche durante il viaggio. La cantina deve diventare una tappa naturale della vacanza italiana, non un’esperienza difficile da trovare o da acquistare».