
Succede quindi così: dopo l’abbuffata dei record del 2025 (480 milioni di presenze, Primi in Europa per soggiorno medio, dal 6,85% a quasi l’8% in più di presenza nei piccoli comuni) e un articolo che chiude ironicamente l‘anno con queste parole “il turismo non è mai innocente, è ora che diventi adulto” (cit., dic.2025) pare che i governi (nazionale, regionale e comunale) abbiano finalmente deciso di “mettere la testa a posto” segnando il confine tra il turismo inteso come consumo e il turismo inteso come responsabilità. Se il 2025 è stato l’anno delle proteste nelle piazze, il 2026 è l’anno dei regolamenti.
Ecco come si sta giocando questa partita all’inizio del 2026, tra tattica europea e diplomazia
La mossa di Scacchi: l’Europa e la fine dell’informalità
- Tracciabilità totale: Non ci si potrà più nascondere dietro un nickname su una piattaforma. Ogni host ha un numero di registrazione unico (il CIN in Italia), integrato in un database europeo. L’Europa ha fatto scacco matto al “far west” delle locazioni brevi e l’Italia annuncia l’entrata in vigore della modifica al comma 595 della L. 178/2020. E ci si dimentica, così, che esistono i B&B (bed & breakfast) e le CAV (case vacanza) che hanno creato sostenuto incrementato l’accoglienza ricettiva extralberghiera in tutta la nazione, ops, in ogni regione.
Ormai una lotta per l’identità di genere senza eguali: il turismo non alberghiero (e pure in alcuni alberghi) è solo locativo. Follia.
- La “presunzione d’Impresa”: in Italia, la Manovra 2026 ha stretto le maglie: chi affitta più di due immobili viene ora considerato un operatore economico a tutti gli effetti, con l’obbligo di partita IVA. È il passaggio definitivo dal “metto a giro un immobile in eredità” allo “scatto d’orgoglio imprenditoriale”. Ci sta.
La mossa di Tai Chi: Gli Stati Generali del Turismo 2026
Mentre l’Europa spinge sulla regolamentazione tecnica, agli Stati Generali del Turismo (Milano 23/24 gennaio) la strategia sembra essere più “fluida”, quasi una forma di Tai Chi istituzionale: non si contrasta la forza dei flussi turistici, la si reindirizza.
- Dalla quantità alla qualità: L’approccio non è più “quanti ne arrivano”, ma “chi arriva e come vive la città”. L’obiettivo è trasformare il turismo mordi-e-fuggi in un’esperienza di valore stabile. Ma fin qui nessuna novità. Chi lavora in trincea investendo del proprio e accogliendo a “casa sua”, fa così da sempre, tra cuore e professionalità, tra formazione e condivisione.
- Equilibrio Dinamico. Si parla di “città piattaforma” e intelligenza artificiale per spalmare i turisti su quartieri meno battuti e periodi meno affollati (lo propongono a Roma e anche a Bari si comincia). Si cerca di armonizzare la presenza dei visitatori con la vita dei residenti, cercando quel punto di equilibrio che impedisca alle città d’arte di diventare dei set cinematografici vuoti. Ma come? L’anno passato si accusava il turismo “di non esser mai innocente” perché ogni passo di un viaggiatore trasforma e deturpa il luogo che calpesta. Diventare “adulti” allora significa accettare che la crescita infinita è un boomerang e che la gestione dei dati (di fonte certa), la sostenibilità e l’armonizzazione normativa siano l’unica via per non distruggere ciò che amiamo visitare. Ciò in cui amiamo abitare.
- L’approccio aziendale. È la risposta corretta a questa nuova fase “adulta” del settore: su un modello aziendale, non esiste azione senza responsabilità. Se nel 2025 il turismo era ancora frammentato tra mille micro-interventi, la slide “chiave” della presentazione della ministra Daniela Santanchè al Forum di Milano, sottolinea che ogni attore (comune, host, piattaforme, DMO – ma dove sono le famose DiEmmeO?) deve avere compiti strutturati.
- Non più “promozione generica” ma obiettivi specifici: ad esempio, “portare il 15% dei flussi verso i quartieri periferici entro il Q3”.
- Non più sovrapposizioni che creano laschi operativi e scuse e giustificazioni: che ognuno sia responsabile della propria porzione di impatto sul territorio, sulla regione, sulla città, “dentro” la destinazione turistica.
Risultati misurabili, l’unico modo per essere “innocenti”
Se “il turismo non è mai innocente”, l’unico modo per renderlo sostenibile è misurarne sia il danno che il beneficio. L’approccio aziendale introduce i KPI (Key Performance Indicators) nel governo del territorio:
La Scuola: l’intervento della neo eletta assessora al Turismo in Puglia, Grazia Maria Starace rimprovera la miopia e la carenza di attenzione verso l’istruzione “per trasferire maggiori competenze e far (re)innamorare gli studenti del territorio”. Auspicando una vera alleanza tra i territori virtuosi e esperti verso quelli più fragili (vedremo se la lotta alla visibilità personale se alla supremazie di alcune “contee” sarà finalmente smarcata).
Indice di saturazione. Non ci si limita a dire “c’è troppa gente”, si misura il rapporto tra residenti e posti letto (grazie ai nuovi database europei di cui parlavamo).
Ritorno sociale. Quanto della spesa turistica rimane effettivamente sul territorio per migliorare i servizi ai cittadini?
Efficienza dei flussi. Se la mossa di TaiChi deve funzionare, dobbiamo poter misurare se Julia (l’IA) sta effettivamente spostando il carico dai monumenti principali.
Perché è “la chiave”?
È la chiave perché rompe l’alibi dell’imponderabilità. Spesso nel turismo ci si è giustificati dicendo “è un fenomeno complesso, non si può controllare”. L’approccio aziendale dice l’opposto: “Se non lo puoi misurare, non lo puoi gestire”.
Ed è la chiave perché ogni cittadino italiano è, e resta, Ospitale affinché ogni “cittadino Temporaneo” sia, e resti, un meraviglioso turista che cerca in noi l’accoglienza autentica in territori magici.