Impatti aerei con volatili, da maggio ad agosto eventi più frequenti

E’ il periodo compreso tra maggio e agosto quello in cui si verifica, con maggiore frequenza, il wildlife strike, cioè l’impatto tra i volatili e gli aeromobili; motivo per cui in molti aeroporti si ricorre al volo dei falchi per allontanare gli uccelli dalle piste.

L’Enac ha diffuso proprio in questi giorni la relazione sul wildlife strike in Italia da cui è emerso che nel 2024 si sono verificati 2.618 impatti con la fauna selvatica.

La relazione è stata elaborata da Bird Strike Committee Italy (Bsci), commissione dell’Enac. Un documento che ha messo in evidenza il rapporto tra l’aumento del traffico aereo e gli impatti con la fauna selvatica:  i 2.618 eventi censiti nel 2024 hanno prodotto con un incremento dei casi pari all’8,36% rispetto al 2023. Un incremento dovuto al rapporto alla crescita dei movimenti aerei pari a un +7,22%.

Il 2024 ha infatti visto un ulteriore incremento del traffico aereo rispetto ai quattro anni precedenti, quando, a causa della pandemia di Covid-19 e del relativo lockdown, il traffico aereo ha subito un calo fino al 72,5% di passeggeri negli aeroporti italiani.

Nel 2024, come detto, il traffico è aumentato del 7,22% rispetto all’anno precedente passando da 1.615.903 movimenti nel 2023 a 1.732.522 nel 2024, contribuendo di conseguenza all’aumento del numero degli impatti che ammontano a 2.618. Di questi 2.487 si sono verificati con uccelli (95%, incluse le specie non identificate), 129 con mammiferi (5%) e 2 con rettili (0,08%).

Di tutti gli eventi registrati nel corso del 2024 gli impatti multipli sono stati il 6% del totale, quelli con danneggiamento il 3%, gli impatti che hanno generato un effetto sul volo il 5% mentre le ingestioni nei motori sono state il 5%.

Dalla relazione emerge anche che le fasi più pericolose per gli impatti rimangono decollo e atterraggio, quando gli aerei si trovano entro i 300 piedi da terra. Gli uccelli più coinvolti negli impatti con aeromobili nel 2024 sono stati rondini (245 eventi) e gabbiani reali (175 eventi), seguiti dal gheppio (148 eventi) e dai piccioni, in forte aumento (+62%). Tra i mammiferi, la lepre resta la specie più colpita.

Tuttavia, il 56% degli eventi coinvolge specie non identificate, a causa dell’impossibilità di ritrovare la carcassa dopo l’impatto. La lacuna informativa sarà colmata grazie alla Convenzione tra l’Enac e il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Torino, con la realizzazione del “Feather Identification Lab Italy” (FLABI), il primo laboratorio nazionale dedicato all’identificazione forense dei resti di wildlife strike.

Sono numeri che non devono allarmare, ma responsabilizzare – spiega Claudio Eminente, presidente del Bsci e direttore centrale Enac – Dal 2002, quando vennero registrati 348 eventi, è aumentato il traffico aereo e il fenomeno del wildlife strike è cresciuto in modo costante. Al contempo, però, sono stati sviluppati sistemi di monitoraggio e prevenzione tra i più avanzati al mondo. Altri Paesi registrano solo gli impatti con danni evidenti o ritrovamento di carcasse, mentre il metodo di analisi adottato in Italia considera valide anche le segnalazioni di presunti impatti sotto i 300 piedi, garantendo un livello di accuratezza che viene riconosciuto a livello internazionale“.

La relazione completa, con i dati dettagliati per tutti gli aeroporti italiani analizzati, è disponibile sul sito Enac nella sezione Sicurezza aerea.