Imposta di soggiorno? Barcellona la porta a 30 euro

Barcellona accelera nella sua stretta contro il turismo di massa. Il Comune ha ufficializzato una svolta radicale per disincentivare le soste brevi e puntare a un modello di viaggiatore a più alto valore aggiunto. La misura principale riguarda i passeggeri delle navi da crociera che si fermano in città per meno di 12 ore, i quali vedranno la imposta di soggiorno comunale salire progressivamente entro il 2030. Sono invece esclusi i crocieristi che iniziano o terminano il viaggio nel porto catalano (cosidetto homeport).

Calendario rincari e stime economiche

Approvata dalla Commissione Economia e Finanze e attesa per il voto definitivo del Consiglio, la rimodulazione dell’imposta (Ieet) seguirà una crescita graduale: dai 12euro a passeggero nel 2027 a salire fino a 30euro per i 3 anni successivi.

Se i flussi di passeggeri dovessero rimanere stabili, l’amministrazione prevede di incassare circa 23,7 milioni di euro all’anno aggiuntivi a partire dalla fine del decennio. Le compagnie di navigazione e gli operatori turistici bocciano la misura, paventando ricadute negative sull’occupazione e sulla spesa complessiva sul territorio, sulla scia delle forti critiche già sollevate dal settore.

Non solo crociere: stangata sugli hotel di lusso e nuove regole

Il pacchetto di riforme fiscali non si ferma al mare. La Commissione ha infatti approvato un innalzamento dell’imposta sugli immobili (Ibi) per il settore alberghiero e ricreativo, portando l’aliquota al massimo consentito dell’1,30%.

Chi viene colpito: il provvedimento interesserà il 10% degli immobili a più alto valore catastale, ovvero circa 200 hotel di fascia alta in città.
Il gettito: nelle casse comunali entreranno ulteriori 4,7 milioni di euro.

La strategia complessiva per arginare l’overtourism include anche la riduzione dei terminal crocieristici da 7 a 5, l’aumento del biglietto d’ingresso al Parco Güell a 18 euro, l’istituzione della Bus Zone 4.0 per i pullman turistici e la stretta severa sugli affitti brevi.

Barcellona e Venezia a confronto

Mentre Barcellona sceglie la leva fiscale pesante per bloccare i crocieristi “in giornata”, l’Italia sperimenta soluzioni differenti con Venezia.

Il modello veneziano.
La città lagunare ha puntato sul contributo d’accesso (un ticket di ingresso variabile tra i 5 e i 10 euro nei giorni di maggiore afflusso) per contingentare e monitorare i flussi dei turisti giornalieri, affiancato dal divieto di transito per le grandi navi da crociera nel bacino di San Marco.

Le differenze strategiche.
Se Venezia utilizza una barriera d’ingresso economica e generalizzata per regolare i flussi nei giorni caldi, Barcellona sceglie un disincentivo fiscale mirato e crescente nel tempo contro il comparto crocieristico e alberghiero di lusso, trasformando la tassa in un vero e proprio freno economico strutturale.

Foto sall’archivio di valigiamo.it