Puglia e Sicilia a tavola: pistacchio, orecchiette e tradizioni

Cosa succede quando il pistacchio di Raffadali Dop incontra le orecchiette, il Capocollo di Martina Franca e i vini della Valle d’Itria? Succede che la dieta può tranquillamente aspettare.

Ci sono incontri che nascono per caso e altri che, appena li immagini, capisci che erano praticamente inevitabili. Come quello tra Puglia e Sicilia, due regioni che hanno una cosa molto importante in comune: davanti a una tavola imbandita, difficilmente si tirano indietro.

A Raffadali, in provincia di Agrigento, l’occasione è stata la decima edizione della Festa del Pistacchio di Raffadali Dop, che ha dedicato una giornata alla cucina e alle tradizioni pugliesi grazie alla partecipazione del GAL Valle d’Itria.

Il risultato? Pistacchio, orecchiette, prodotti tipici, vini autoctoni, pizzica e tarantelle. In altre parole, una specie di gemellaggio gastronomico al quale era piuttosto difficile dire di no.

Dal pistacchio alle orecchiette: la Puglia arriva a Raffadali

Il protagonista della festa era naturalmente lui, il Pistacchio di Raffadali Dop, eccellenza siciliana che per l’occasione ha fatto spazio a una carrellata di prodotti e sapori pugliesi.

Ad andare in scena sono stati show cooking e laboratori dedicati alla preparazione delle orecchiette, con i partecipanti chiamati non soltanto a guardare, ma anche a mettere letteralmente le mani in pasta.

Perché osservare qualcuno che prepara le orecchiette è interessante.

Provarci personalmente, invece, significa scoprire abbastanza rapidamente che quella forma perfetta che sembra così facile da ottenere non arriva necessariamente al primo tentativo.

Capocollo, burrata e pomodoro: il lato goloso della Valle d’Itria

La spedizione gastronomica pugliese ha portato a Raffadali alcune delle sue eccellenze più rappresentative.

C’era il Capocollo di Martina Franca Igp, insieme al Pomodoro Regina di Torre Canne e al fiaschetto di Torre Guaceto. E poi, naturalmente, la burrata pugliese e le orecchiette preparate con la varietà di grano Senatore Cappelli.

Una sequenza che racconta la Puglia attraverso prodotti, territori e tradizioni diverse, mettendo al centro non soltanto il gusto ma anche la storia che sta dietro ogni ingrediente.

Perché il turismo enogastronomico, alla fine, funziona proprio così: si parte da un piatto e si finisce inevitabilmente a parlare di un territorio.

A tavola anche i vini della Valle d’Itria

E siccome una tavola pugliese senza vino sarebbe come una pizzica senza tamburello, il percorso gastronomico è stato accompagnato da alcuni vini bianchi ottenuti da vitigni autoctoni della Valle d’Itria, tra cui Minutolo e Maresco.

Due espressioni del territorio che hanno completato l’incontro tra le eccellenze pugliesi e quelle siciliane.

Il filo conduttore della giornata è stato infatti proprio questo: mettere in dialogo territori differenti attraverso le loro produzioni, mostrando come tradizioni gastronomiche diverse possano incontrarsi senza perdere la propria identità.

Anzi, possibilmente facendo venire fame a tutti.

Puglia e Sicilia: quando il viaggio passa dalla tavola

A raccontare il senso dell’iniziativa è stato Giannicola D’Amico, presidente del GAL Valle d’Itria, che ha sottolineato il valore delle contaminazioni tra produzioni d’eccellenza e l’opportunità di promuovere le specialità dei quattro comuni coinvolti nel GAL.

Non soltanto degustazioni, quindi, ma anche storia, cultura e tradizioni, con un pubblico coinvolto direttamente attraverso i laboratori.

Ed è forse questo uno degli aspetti più interessanti del turismo gastronomico contemporaneo: non limitarsi a fotografare quello che arriva nel piatto, ma capire come nasce, da dove arriva e quali storie porta con sé.

E dopo aver mangiato? Si balla, naturalmente

Una giornata pugliese in Sicilia non poteva evidentemente concludersi seduti composti a tavola.

A chiudere la serata ci ha pensato il gruppo Cipurrid, con fisarmonica, organetto e tamburello a portare in piazza i ritmi della tradizione musicale pugliese.

Pizziche e tarantelle hanno trasformato la festa in una celebrazione collettiva fatta di musica, danze e tradizioni popolari.

Perché se c’è una lezione che Puglia e Sicilia sembrano conoscere molto bene è questa: un buon viaggio può cominciare da un piatto, ma difficilmente finisce lì.

E dopo pistacchio, burrata, orecchiette, Capocollo e vino, qualche passo di danza era probabilmente l’unico modo dignitoso per smaltire il tutto.

La foto di copertina è stata realizzata con l’intelligenza artificiale