
Dei suoi tanti viaggi nel mondo ha preso ispirazione per nutrire la bellezza e renderla immortale negli abiti. Roberto Capucci, scultore e architetto della moda sarà presente dal 19 marzo al MArTA, il Museo archeologico nazionale di Taranto, con la mostra “Forme senza tempo – Roberto Capucci dialoga con il MArTA”.
Un percorso espositivo che vedrà insieme arte contemporanea e antica. Il racconto di un genio della sartorialità italiana che ha arricchito la femminilità di regine, star hollywoodiane e la sua musa italiana assoluta Silvana Mangano, ma anche divinità della scienza come Rita Levi Montalcini. Determinato e appassionato non ha mai rinunciato a quel tocco immortale e unico ispirato dall’arte antica come quella custodita nel museo pugliese, tempio della Magna Grecia, tesoro del Mediterraneo. Lo testimonia una sua creazione del 1978, l’ abito “Colonna”, dorica e in raso bianco.

Un privilegio dovuto a un visionario che ha sempre preferito l’arte al mercato, scegliendo di lavorare in libertà, lontano da ciò che andava di moda, attirando così l’attenzione e la stima di Christian Dior. Fin dall’inizio ha rifiutato di omologarsi ai canoni imposti, che non rispecchiavano le sue intuizioni. Ha così osato, immaginato altro, sperimentando nuove tecniche e geometrie. Ha anticipato il tridimensionale, accostato i colori osservati in India, alla ricerca di tessuti raffinati che potessero dare solidità e dinamismo ai suoi tanti bozzetti. L’arte delle pieghe, vere opere d’arte.
Si potranno così ammirare venti sculture tessili d’archivio di questo talento dell’alta moda accanto a mosaici, dipinti su anfore, ori, per una esposizione che arriva nel Museo tarantino grazie alla collaborazione tra il MArTA, la direzione della Fondazione Roberto Capucci e l’organizzazione di Civita Sicilia.
“Così nel Museo archeologico nazionale di Taranto, grazie ai bozzetti creativi, a venti abiti di alta sartoria che hanno fatto la storia della moda italiana nel mondo si realizza concretamente il dialogo artefice dell’opera di Capucci – ha commentato la direttrice del MArTA, Stella Falzone, citando lo stesso Capucci:
“I miei vestiti prendono a prestito dalla natura foglie, corolle, farfalle insieme ai pepli delle statue antiche”.