
Le ricchezze più grandi spesso sono nascoste e scoprirle crea stupore e meraviglia, soprattutto in una regione, la Puglia, che pur così esposta e nota, conserva ancora luoghi da rivelare. Torna nel weekend del 23 – 24 maggio in Puglia la sesta edizione di “Tesori Nascosti di Puglia”, un percorso di 14 comuni custodi di scrigni di autenticità mai perduta.
Un’ iniziativa che ogni anno porta migliaia di visitatori alla scoperta di siti culturali, monumenti e percorsi lontani dai soliti circuiti, proprio per affidare il racconto alle singole comunità che li abitano e li custodiscono.
L’itinerario vede coinvolti quattordici comuni pugliesi distribuiti sull’intero territorio regionale: Monte Sant’Angelo, Lesina Marina, Castelnuovo della Daunia, Bisceglie, Sammichele di Bari, Gravina in Puglia, Castellana Grotte, Pulsano, Francavilla Fontana, Matino, Minervino di Lecce, San Pietro in Lama, Carpignano Salentino e Gagliano del Capo.
È una Puglia dei silenzi e delle corti, che scandisce il suo tempo con il suono delle campane delle tante chiese che la popolano. Testimoni di architetture e beni artistici affastellati nei secoli. Una lentezza che guarisce e cura lo sguardo permettendo al visitatore di ritrovare il proprio ritmo e riaccendersi di curiosità viva.
Saranno le Proloco a guidare i visitatori alla scoperta di questi tesori. Luoghi di memoria eterna, spesso riscoperti nel tempo, a causa di incuria o improbabili restauri della cancellazione di cui è piena la storia dei beni culturali italiani.
Nel corso della presentazione in Regione di “Tesori Nascosti di Puglia” è stato raccontato, per esempio, lo stupore della cittadinanza di Francavilla Fontana nel vedere su una parete del convento di Maria Santissima della Croce riapparire l’affresco “Cena a casa di Simone il fariseo” del 1722. Una copia settecentesca realizzata dal pittore Giuseppe Mohis partendo dall’originale di Paolo Veronese, dopo anni di deterioramento. Scoprire la firma dell’autore, l’anno di esecuzione e la citazione evangelica: “Le sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato” ha restituito quella memoria artistica e rinvigorito quella forza spirituale del santuario.
Come anche le “Scuderie del Palazzo dei Marchesi del Tufo” nel cuore antico della città di Matino nel Salento che sono state riconsegnate alla comunità dopo un lungo letargo imposto da sciatterie incomprensibili. Come ha detto Antonio Rainò presidente della Proloco Sant’Ermete di questo paese poco distante da Gallipoli “fino a pochi anni fa erano delle semplici stalle intonacate che solo dopo accurati restauri sono ritornate a brillare”.
Si potrà ammirare lo stile elegante degli affreschi seicenteschi che le caratterizza, che ricostruiscono lo splendore di un palazzo nobiliare ricco di storia. Nato come presidio militare normanno fu trasformato nei successivi secoli in una delle residenze della potente famiglia Del Tufo che seppe promuovere varie opere pubbliche tra cui quelle idrauliche: il Canale Reale e il Canale Universale, grandi risorse ai tempi.
Una casata che si distinse per la passione nell’allevamento equino, incrociando stalloni arabi con quelli di Martina Franca tanto da creare una linea rinomata in tutto il Regno di Napoli. Ogni nicchia delle mangiatoie riportava il nome del cavallo assegnato. Resta leggibile “Velocipide” come testimonianza viva. Figure allegoriche, creature mitologiche, simboli di forza e abbondanza, scene che rimandano all’importanza che ebbero i frantoi ipogei di Matino che assopiti, ancora oggi sono memoria di quell’olio così prezioso, l’oro del Salento, che ha illuminato anche città europee importanti nel ‘700 e ‘800 come olio lampante.
“C’è una Puglia che si svela con lentezza, che si affida allo sguardo attento e alla disponibilità all’ascolto – il commento a margine dell’iniziativa di Graziamaria Starace, assessora regionale al Turismo – È la Puglia dei dettagli, dei paesaggi interiori, dei luoghi che custodiscono identità profonde e restituiscono senso al viaggio. Tesori Nascosti di Puglia orienta lo sguardo del visitatore verso l’entroterra, riconosce valore alle comunità, genera nuove geografie del turismo capaci di intrecciare memoria, relazioni e prospettive. È un invito a rallentare, ad attraversare i territori con rispetto, a lasciarsi guidare da chi custodisce quotidianamente quei patrimoni“