Turismo in Puglia a Pasqua, crescita e prenotazioni incerte

Il termometro del turismo in Puglia segna ancora una ulteriore crescita, e lo fa con numeri che raccontano un inverno dinamico per il comparto extralberghiero. Tra arrivi e presenze, i mesi freddi hanno chiuso con un incremento stimato tra il 10% e il 12% rispetto all’anno precedente, consolidando un trend già evidente nel 2025. A fare da traino, un dicembre da record, con picchi favoriti dalla vitalità dei borghi pugliesi, accesi da mercatini di Natale, eventi diffusi e destinazioni iconiche come Locorotondo e Alberobello, capaci di attrarre flussi costanti anche fuori stagione.

In questo scenario, il segmento dell’ospitalità extralberghiera ha intercettato con efficacia il turismo di prossimità, soprattutto nei fine settimana, ma con una novità strutturale: la crescita della componente internazionale. Una dinamica che alimenta aspettative ambiziose anche per l’inizio del 2026, con l’obiettivo dichiarato di un ulteriore +25% su base annua.

Ma è sulla Pasqua 2026 che si concentra l’attenzione degli operatori, e qui il racconto si fa più cauto, quasi chirurgico. I dati, si ripete da anni, vanno maneggiati con cura. Il confronto con il 2025 è inevitabile, ma fuorviante: lo scorso anno la festività cadeva in un periodo più favorevole, agganciata ai ponti del 25 aprile e del 1° maggio. Un calendario che aveva alimentato aspettative poi parzialmente disattese, complice un contesto economico incerto e una ridotta propensione degli italiani a viaggiare fuori stagione.

Oggi il quadro appare più stabile, ma attraversato da una diffusa incertezza. Le richieste non mancano, ma spesso si fermano alla fase dei preventivi, senza trasformarsi in impegni concreti. Nonostante questo, le prenotazioni per Pasqua risultano in linea con lo scorso anno, con un lieve miglioramento nelle città e una flessione più evidente nelle aree dell’entroterra.

Le percentuali di occupazione camere fotografano bene questa geografia variabile: si va dal 37% fino al 61% in alcune zone della Valle d’Itria, mentre realtà come Trani oscillano tra il 37% e il 50%, in linea con il 2025. A Barletta, invece, le previsioni si attestano su un più stabile 40-45%. Un dato, però, pesa su tutti: quasi la metà delle strutture resta ancora chiusa, rimandando l’apertura al ponte del 1° maggio. Un segnale chiaro di prudenza, più che di debolezza.

Sul fronte dei prezzi medi, il settore sembra aver scelto una linea etica, lontana da rincari speculativi. Superata la fase più critica legata ai costi energetici e ai servizi, le tariffe rimangono sostanzialmente stabili. Un posizionamento che rafforza l’attrattività dell’extra-alberghiero, soprattutto in un contesto in cui il viaggiatore tende a rimodulare la spesa: soggiorni più brevi o scelta di soluzioni più accessibili rispetto all’hôtellerie tradizionale.

Intanto, il mercato registra anche una flessione degli affitti brevi, che restituisce centralità a formule regolamentate come bed & breakfast e agriturismi. Un ritorno all’autenticità che si intreccia con un’altra grande narrazione: quella della Puglia come safe destination, destinazione sicura, capace di rassicurare e attrarre anche in tempi incerti.

E poi c’è il tema, spesso evocato, della destagionalizzazione. Più slogan che realtà, secondo molti operatori. Il turismo continua a seguire una sua logica naturale: il richiamo del mare, anche in primavera, si intreccia con arte, storia e tradizioni. Alcuni poli, come Bari e Lecce, funzionano ormai come destinazioni da city break, ma il resto del territorio procede a velocità diverse, a macchia di leopardo.

La Pasqua, in questo contesto, resta una festività ibrida: tempo di rientri familiari e di gite fuori porta, ma anche occasione per riscoprire il territorio con occhi nuovi. Non è raro che chi torna per visitare parenti scelga comunque di soggiornare in un trullo o in un appartamento nel centro storico, cercando un’esperienza più immersiva.

Infine, lo sguardo si allarga ai flussi: la composizione del turismo pasquale 2026 appare equilibrata, con una leggera prevalenza di italiani. Ma il dato più interessante arriva da lontano: nel 2025 la domanda internazionale è cresciuta del 25%, e tutto lascia pensare che il trend continuerà. Anche perché gli stranieri restano più a lungo – 4 o 5 giorni contro i 2 o 3 degli italiani – e scelgono sempre più spesso proprio l’extra-alberghiero.

La sensazione, netta, è che la Puglia abbia trovato una sua traiettoria solida, ma ancora fragile. Cresce, sì, ma senza euforia. E mentre la primavera prova ad accendere la stagione, il settore resta in equilibrio tra fiducia e cautela, con lo sguardo già puntato all’estate.

Nell’immagine di copertina Celle San Vito, dall’archivio di valigiamo