
Il turismo continua a rappresentare uno dei pilastri dell’economia italiana, ma i numeri vanno letti con attenzione. È questo il principale messaggio che emerge dal Conto Satellite del Turismo 2023, diffuso dall’Istat, che introduce importanti innovazioni metodologiche e fornisce una fotografia più completa dell’impatto economico del settore.
Cos’è il Conto Satellite del Turismo
Il Conto Satellite del Turismo (CST) è uno strumento statistico internazionale che affianca i conti nazionali e consente di misurare in modo omogeneo il peso reale del turismo sull’economia. A differenza delle statistiche tradizionali, non si limita a singoli comparti (come alberghi o ristoranti), ma ricostruisce l’insieme delle attività economiche attivate dalla domanda turistica.
La novità principale dell’edizione 2023 è che, per la prima volta, oltre all’impatto diretto del turismo viene stimato anche quello indiretto, ossia l’effetto della spesa turistica sui settori collegati: trasporti, servizi, filiere produttive e forniture. Proprio per questo motivo, come sottolinea l’Istat, i dati non sono confrontabili con le precedenti edizioni.
Quanto vale davvero il turismo nel 2023
Secondo le stime, nel 2023 il consumo turistico interno in Italia ha raggiunto i 202,7 miliardi di euro a prezzi correnti. La componente principale è costituita dalla spesa dei turisti residenti (40,7%), seguita da quella dei visitatori stranieri (37,5%). Le restanti voci – tra cui seconde case e viaggi d’affari – rappresentano poco più di un quinto della domanda complessiva.
Il contributo diretto del turismo al Pil ammonta a 106,8 miliardi di euro, pari al 5% dell’economia nazionale. Tuttavia, includendo anche gli effetti indiretti, il valore complessivo sale a 206,4 miliardi, portando l’incidenza del turismo al 9,6% del Pil. Non si tratta dunque di una “quota aggiuntiva”, ma di una misurazione più ampia dello stesso fenomeno.
Occupazione: numeri elevati, qualità più fragile
Nel 2023 le industrie turistiche hanno assorbito oltre 4 milioni di posizioni lavorative, pari al 14,4% dell’occupazione totale. Alloggio, ristorazione e commercio concentrano più dell’80% degli addetti del settore.
Accanto al peso quantitativo, però, emergono alcune criticità strutturali. La produttività media del lavoro nelle industrie turistiche si ferma a 99 mila euro, circa il 30% in meno rispetto alla media nazionale. Anche il reddito da lavoro dipendente, pari a 76,5 miliardi di euro, mostra valori pro-capite inferiori del 35% rispetto al resto dell’economia.
Turismo in ripresa, ma non ancora ai livelli pre-pandemia
Nel 2023 i flussi turistici hanno raggiunto 777 milioni di presenze tra pernottamenti ed escursionisti. La crescita è costante dopo il crollo del 2020, ma i livelli del 2019 – anno record prima della pandemia – non sono ancora stati pienamente recuperati.
Nel confronto internazionale, l’Italia presenta un impatto del turismo inferiore a quello della Spagna (12,3% del Pil), pur mantenendo una bilancia turistica positiva (+26,6 miliardi di euro). La differenza rispetto al dato spagnolo è legata soprattutto alla maggiore propensione degli italiani a spendere all’estero.
Il quadro restituito dal Conto Satellite conferma dunque il ruolo strategico del turismo, ma evidenzia anche le sfide ancora aperte: qualità del lavoro, produttività e sostenibilità economica di un settore centrale per il futuro del Paese.
Trovi qui il report integrale e la nota metodologica