
Mentre le spiagge di agosto cominciano a svuotarsi e il ritmo abituale delle città si appresta a riprendere, per una porzione sempre più consistente di italiani la vera estate comincia soltanto adesso.
È la tribù dei “settembrini”: un popolo silenzioso, ma numericamente imponente che ha scelto di ridefinire il calendario sociale delle ferie, trasformando quello che un tempo era un mese di transizione o di rientro nel momento aureo della pausa estiva.
I numeri dell’ultimo studio previsionale realizzato da Swg per Confturismo raccontano un fenomeno d’ampia portata. Sarebbero infatti ben 10 milioni gli italiani pronti a mettersi in viaggio nel corso del mese, muovendo un’economia da circa 750 euro di spesa media pro capite.
Un segnale chiaro di come il modello tradizionale del “tutti in ferie ad agosto” stia progressivamente cedendo il passo a modalità di fruizione del tempo libero più elastiche, frammentate e ragionate ma non necessariamente più economiche.
Una nuova geografia del tempo e dello spazio
Se la durata dei soggiorni riflette la complessità dei ritmi lavorativi odierni, con oltre la metà dei viaggiatori che si orienta verso brevi pause (1-2 o 3-5 pernottamenti) e meno del 50% che sceglie la vacanza lunga da una settimana in su, è l’identità geografica di questa migrazione a confermare le tendenze storiche del nostro turismo, pur con importanti sfumature.
Il mare rimane Re incontrastato dell’immaginario collettivo, catalizzando il 41% delle preferenze, seguito dall’inossidabile fascino delle città d’arte (26%) e dalla quiete della montagna (18%).
L’Italia resta la meta d’elezione per oltre 7 viaggiatori su 10 (71%), con un podio regionale che vede primeggiare la Toscana, incalzata da Campania e EmiliaRomagna.
Tra chi valica i confini nazionali, la Spagna guida le mete europee dinanzi a Francia e Grecia, a conferma di un bisogno intercettato principalmente nel bacino del Mediterraneo.
Sotto il profilo dell’ospitalità, in questa porzione di stagione, l’albergo conserva il primato delle preferenze (30%) stretto però dalla forte incidenza delle seconde case (25%) e dalla versatilità delle strutture extralberghiere (17%) consolidano l’evidenza di una ricerca di autonomia e comfort su misura.
Demografia e clima la svolta culturale del viaggio
A guidare questa trasformazione socio-culturale è soprattutto la componente “over 55”
che rappresenta ben il 42% dei viaggiatori settembrini, affiancata da un vivace 35% di giovani. Una ripartizione che trova la sua spinta propulsiva soprattutto nel Nord-Ovest (41%) e nel Centro Italia (40%).
Ma cosa c’è davvero alla base di questo cambio di rotta?
La risposta tocca corde più profonde, legate alla qualità della vita e al cambiamento climatico.
Secondo Confturismo parrebbe sia proprio il meteo a riprogrammare le agende degli italiani:
Settembre si sta trasformando in un vero e proprio mese da vacanza, ottimizzando la distribuzione dei flussi turistici e allungando la stagione, tra relax e bel tempo.
La vera sfida per far “respirare” i territori
Il fenomeno del turismo settembrino non è dunque una semplice moda passeggera, ma la risposta matura a un’estate centrale spesso segnata da picchi calorici insostenibili, ressa e prezzi vertiginosi.
In questa dinamica risiede un’opportunità strategica per il sistema paese: la destagionalizzazione.
Allungare la stagione turistica oltre i canoni del solstizio d’estate significa decongestionare i territori, distribuire l’impatto ambientale su più mesi e garantire maggiore stabilità economica agli operatori del settore.
Secondo noi, la scelta dei settembrini nasce dal desiderio molto individuale di un relax più autentico e sostenibile. Questa
scelta traccia così la rotta verso un turismo consapevole più virtuoso per l’intera collettività.