Un viaggio “Nella scena” di Raffaella Fasano

Se il compianto Giovanni Aloisio aveva deciso, con la regia di ‘Nuns: An Italian Horror Story’, di rivisitare e dare un taglio di genere alla novella di Giovanni Boccaccio ‘Masetto da Lamporecchio’ – primo racconto della terza giornata del Decamerone -, la prospettiva inquadrata dall’obiettivo di Raffaella Fasano – nelle foto oggetto della mostra “Nella scena” nello Studio Fotografico Diego in via Imbriani, 22 a Bari – rimettono a fuoco la vena artistica e l’espressione romantica dei soggetti interessati, prima e dopo i diversi ‘ciac’ del lavoro cinematografico del 2019.

Ventidue scatti, come il numero civico dove è allestita la mostra, che con le due foto di copertina diventano ventiquattro – come il passo internazionale della pellicola standard in 24mm (ovvero 24 fotogrammi per secondo) – per andare oltre l’incubo del macabro o del thriller, e restituire un lato
più autentico ad interpreti e sequenze di solito stravolti dalla finzione del set.

Non delle classiche foto di scena, quanto piuttosto la ricerca e la sfida di fissare attimi e suggestioni “Nella scena”, per esaltare la lettura originale, artistica e identitaria di una professionista della fotografia, che cerca di ‘mettere in luce’ l’impalpabilità dell’animo/a attraverso i tempi d’esposizione e la forza delle emozioni.

Un viaggio affascinante, con lo scorrere delle immagini, nel sogno ad occhi aperti di protagonisti, troupe e maestranze – all’opera o dietro le quinte – per immortalare i momenti e le reazioni più spontanee durante una produzione cinematografica, consentendo una sorta di condivisione emotiva e suggestiva: trasposta nel tempo e nello spazio e regalata al visitatore della mostra.

“Ho una certa avversione per i film horror, mi fanno paura e per questo le poche volte che mi è capitato di vederli, in verità non ci sono riuscita: perché sono rimasta sempre con gli occhi coperti dal cappotto sulla testa. Anche per questo, nel seguire le riprese del film di Giovanni Aloisio – al quale sarò sempre grata per la libertà lasciatami sulla scena e nei backstage – ho cercato di cogliere tutto quanto a me più congeniale, in un’ottica più romantica delle inquadrature, per affermare quanto la vita stessa resti sempre il meglio e il peggio in assoluto”.

Un lavoro, quello di Raffaella Fasano e di altri suoi colleghi contaminati dalla medesima passione, che consente a tutti noi di rivivere – anche a distanza di tempo e in contesti del tutto diversi – trasporti e trepidazioni innescati dalle sceneggiature e dagli adattamenti più svariati.

Apprezzabile ancor di più se si considera che lo stesso richiede grande abilità professionale e una comprovata maturità tecnica: dato che gli scatti devono essere effettuati in situazioni in cui la luminosità, che soddisfa le esigenze della macchina da presa, non sempre soddisfa quelle della macchina fotografica. Tra l’altro, è sempre interdetto l’utilizzo di qualsivoglia tipo di flash. Pertanto, risulta vincente la scelta di Raffaella di scattare anche prima e dopo le riprese: svincolandosi dalla rigidità ripetitiva nelle medesime angolazioni della macchina da presa e liberando una creatività propositiva delle scene da film, che proietta l’occhio dell’artista “nelle scene” del film, allargando a nostro favore il campo visivo e l’intensità emotiva della narrazione.

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